#ConsigliFantastici: Se ti è piaciuto Il signore degli anelli, leggi…

Questo articolo, fa parte della serie #ConsigliFantastici, a opera di Julius.


Tra tutte le puntate di Consigli Fantastici, quella odierna è forse la più complessa da affrontare per me. Mi accingo infatti a rovistare nello sconfinato pagliaio degli emuli/citazionisti/stan di J. R. R. Tolkien e del suo celeberrimo Il signore degli anelli, in cerca di tre aghi che siano capaci di tenere testa all’originale.

Parliamo di un’opera che ha letteralmente posto le fondamenta del genere come lo conosciamo oggi, creando quell’immaginario condiviso non solo da una enorme fetta degli universi fantasy su carta dagli anni ’60 in avanti, ma anche da cinema, musica, giochi e videogiochi di qualsiasi tipo. Dovunque ci sia fantasy, potete stare certi di ritrovare almeno qualcosa del lavoro di Tolkien – che sia un Signore Oscuro alla conquista del Mondo con il suo esercito di orchetti, o gli elfi scappati da una passerella di D&G, o un manipolo multirazziale la cui occupazione principale è accumulare punti Esso, o qualcos’altro ancora, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

I temi che ora giudichiamo come “classici” o addirittura cliché del genere spesso lo sono grazie alla popolarità che Tolkien ha dato loro, e se Il signore degli anelli oggi come oggi è una collezione di stereotipi, è proprio per la mole di scopiazzatori senza ritegno che l’hanno sfruttato a più riprese nel corso dei decenni. Troppi autori, infatti, pensano che basti dividere in tre volumi la trama, far ruotare il tutto attorno all’ascesa e sconfitta di un Signore del Male di nero vestito, e abbondare con gli elfi aggettivi per eguagliare il proprio Maestro; pochi di loro riescono a produrre qualcosa che non sembri direttamente uscito da un generatore automatico di fanfiction.

Ma su questo blog non ci accontentiamo certo del primo Shannara che ci capita sottomano! Di seguito, vi propongo tre tra le migliori opere in circolazione che hanno qualcosa in comune con Il signore degli anelli, e molto altro di originale da scoprire:

1 Il Ciclo delle tre spade, di Tad Williams
Se J. R. R. Tolkien e George Martin avessero un figlio segreto, il suo nome sarebbe Tad Williams. Il Ciclo delle tre spade somiglia a Il signore degli anelli in tutti i suoi punti fondamentali, con una spruzzatina di Westeros qui e lì.

L’ambientazione è, neanche a dirlo, un medioevo anglosassone alternativo. Nel continente di Osten Ard la magia è ormai un’arte per pochi eletti, i nani troll vivono ancora in qualche isolata roccaforte e gli elfi i sithi stanno ormai scomparendo, vestigia di un glorioso passato pieno di reami elfici al di là del mare, città di incomparabile bellezza ora in rovina, artefatti dai poteri inimmaginabili andati perduti nel collasso della civiltà e soprattutto morti ammazzati come se piovesse – il classico pacchetto “Pdor figlio di Kmer”, insomma. Ora, nel pieno dei secoli bui del consesso civile, l’ultimo leggendario re ammazzadraghi tira il calzino e il Signore delle TenebreTM di turno coglie l’occasione per emergere dal suo sonno secolare. In mente ha un unico, poco originale obiettivo, ovvero la conquista e la distruzione dell’intero mondo di Osten Ard.

E’ qui che entra in scena il nostro eroe, Semola Simon, un giovane di umili origini con un talento innato per piangersi addosso, origliare per puro caso conversazioni fondamentali e inciampare altrettanto fortuitamente in avanzamenti di trama mentre cerca di spazzare i pavimenti e mimetizzarsi con lo sfondo. Trascinato suo malgrado nel vivo dell’azione dall’anziano mago suo mentore, Simon si ritroverà ben presto intrappolato in un vortice di intrighi di corte, viaggi ai confini del mondo conosciuto, damigelle en travesti, interminabili ricerche di artefatti elfici, fratellanze segrete, spade prodigiose con nomi propri, maghi buoni vs maghi malefici, simpatiche canzoncine stile Tom Bombadil e chi più ne ha più ne metta.

Anche in materia di stile Williams si rifà al suo illustre predecessore, che avrà avuto pure tanti pregi ma di sicuro non quello della sintesi: le descrizioni si vendono al kg, la laurea più diffusa in Osten Ard è quella in Spiegoni Applicati, se non hai una sottotrama tutta tua o una backstory nel cassetto non sei nessuno e nel dubbio, aggiungi un paio di similitudini e via. La prima parte di Il trono del drago, il cui solo scopo è di introdurre ambientazioni e personaggi, si trascina per qualche centinaio di pagine con la vivacità di una lumaca narcolettica; almeno alla festa di compleanno di Bilbo c’erano le sparizioni a sorpresa…

Se però la tartaruga zoppa è il vostro spirito guida e “un nano, un elfo e un orco entrano in una locanda” è la vostra barzelletta preferita, allora date una possibilità a Tad Williams. Al netto dell’innegabile debito nei suoi confronti, sotto diversi aspetti il Ciclo delle tre spade è migliore de Il signore degli anelli. Uno su tutti, l’ambientazione: Williams, con i suoi sithi dalle influenze giapponesi e i troll basati sugli inuit, è praticamente un sovversivo tra gli emuli di Tolkien. Chi ormai ne ha le borse piene di nani barbuti bevitori di birra ed elfi biondi e saltellanti, qui troverà un folklore non soltanto originale, ma curato fin nella fonetica dei nomi propri. Ogni cultura è diversa, ricca di dettagli e studiata in modo ingegnoso. Il risultato è un’ambientazione a mio parere più interessante e con più mordente perfino dell’originale, che spesso si adagia sull’epica piuttosto di mettersi alla prova con l’antropologia.

La stessa attenzione è riservata ai personaggi, la cui forma mentis tende a riflettere la cultura da cui provengono – si veda il rapporto dei sithi, le cui vite durano centinaia di anni, con il concetto di tempo e di mortalità. La storia individuale di ogni personaggio ne plasma la personalità, che a sua volta influenza le sue azioni. Anche il Signore delle Tenebre qui ha motivazioni molto più personali del tipico “sono malvagio e corrotto e voglio il potere!!1!”.

Nel complesso, se ignoriamo quello che è con ogni probabilità il protagonista più irritante e con meno carisma della storia della letteratura mondiale, il Ciclo delle tre spade è una storia non originale ma eseguita in maniera accattivante, che si rivolge chi ama la fantasy più classica ma non per questo è disposto a sciropparsi solo pedissequi copia-incolla.

La serie è composta di tre romanzi, l’ultimo dei quali è stato diviso in due nell’edizione italiana, per un totale di quattro volumi:

  • Il trono del drago;
  • La pietra dell’addio;
  • La torre dell’angelo verde p.te I
  • La torre dell’angelo verde p.te II

2 La Saga di Terramare, di Ursula Le Guin
Uno dei tratti distintivi dell’opera di Tolkien, scimmiottato da quasi tutti i suoi accoliti, è l’atmosfera epica che caratterizza sia la trama che lo stile. Chi cerca un autore capace di raccontare imprese eroiche senza scadere nello stucchevole o nel ridicolo, non deve cercare più in là di Ursula Le Guin.

Fin dal lontano 1968, la Saga di Terramare somiglia a Il signore degli anelli innanzitutto nel suo tema portante, ovvero lo scontro tra Bene e Male. In questo caso il Male non è un tizio incorporeo appassionato di bigiotteria e con un delirio di onnipotenza, bensì una misteriosa Ombra la cui vera natura è uno spoiler allucinante dal quale mi asterrò; vi basti sapere che le vicende del protagonista Ged possono essere lette anche su un piano metaforico, che parla direttamente al nostro lato più umano. Chi ha amato la storia di Sméagol/Gollum qui troverà pane per i suoi denti.

Altro punto di contatto tra le due saghe è il tono lirico, quasi favolistico che è uno dei marchi di fabbrica di Le Guin. E’ chiaro il rimando a una dimensione epica nella quale il narratore è molto presente, sempre pronto a spiegare retroscena, sottolineare dettagli, introdurre personaggi, descrivere paesaggi e ammantare ogni avvenimento di una solennità sopra la media.

Ciononostante, non pensate di avere tra le mani un mattone illeggibile. Uno dei motivi per cui la Saga di Terramare è migliore de Il signore degli anelli è che l’autrice non si perde in chiacchiere. Dimenticate le descrizioni infinite di ogni finestra a sesto acuto di ogni bagno di servizio di Gran Burrone: l’intera pentalogia di Le Guin conta appena mille pagine, ovvero circa duecento pagine per volume. In così poco spazio, l’autrice riesce a infilare decenni della storia di Terramare e le vicende personali di svariati personaggi. Se un difetto va trovato, è anzi la tendenza a mettere troppa carne al fuoco in troppo poco spazio, cosicché la storia a tratti sembra quasi il riassunto di se stessa.

L’elemento più interessante della saga però è senza dubbio il sistema magico, basato sul concetto di “nome vero – uno spunto antichissimo, presente già nella letteratura egizia e da lì in praticamente qualsiasi cultura nel corso dei secoli. La rielaborazione che ne fa l’autrice è coerente e non banale, tra le migliori nel genere, tanto da vantare innumerevoli imitatori essa stessa (ciao, Christopher Paolini!). Una fondazione così solida riesce a regalarci una prospettiva interessante anche sulla più semplice e classica delle trame.

La saga è composta da cinque volumi:

  • Il mago;
  • Le tombe di Atuan;
  • La spiaggia più lontana;
  • L’isola del drago;
  • I venti di Earthsea;

3 Il Libro Malazan dei caduti, di Steven Erikson
Per chi invece brama sopra ogni cosa alberi genealogici misura sequoia, un cast di personaggi vasto quanto l’elenco telefonico di Pechino e una trama che si svolge a cavallo di secoli e attraverso continenti interi, Steven Erikson è l’autore perfetto. Osannato da chiunque come una delle migliori serie fantasy di sempre, il suo Libro Malazan dei caduti somiglia a Il signore degli anelli non tanto per il cosa, quanto per il come. Qui non troverete Signori Oscuri, città elfiche, anelli magici o tutta quella paccottiglia che sembra essere obbligatoria in qualsiasi emulo di Tolkien; ma se cercate una storia ricca da tutti i punti di vista, siete nel posto giusto.

Erikson, insieme al collega Esslemont, sviluppa il mondo di Wu e la sua storia nel corso di quasi dieci anni di lavoro, con un occhio meno focalizzato sull’aspetto linguistico ma molto, molto più attento alla dimensione storica e geopolitica rispetto al suo illustre predecessore. Il risultato è un’ambientazione che per dimensioni e complessità non solamente supera con agio la Terra di Mezzo, ma che al meglio delle mie conoscenze sovrasta come un gigante qualsiasi altro autore sulla piazza – un’ambientazione quasi più vera del vero, tanto sono ben definite perfino culture morte e sepolte mille anni prima che la storia vera e propria abbia luogo. Dei dieci (!) volumi che compongono la serie, ognuno di essi attorno alle mille pagine, i primi cinque servono solo per definire l’ambientazione e instaurare le principali linee narrative…

Ma, direte voi a questo punto, quantità non è necessariamente sinonimo di qualità. Cos’ha di speciale questo Erikson, perché valga la pena investire letteralmente settimane di vita per leggere le sue opere? Il motivo principale per cui il Libro Malazan dei caduti è migliore de Il signore degli anelli è l’originalità dell’ambientazione. Tra Canali, Fortezze, Aggiunti, Domini e Ascendenti, niente di quello che vi troverete a leggere vi lascerà quello spiacevole gusto di “già visto” che gronda da troppe altre serie. Fin dalle prime pagine, anzi, sarete travolti da un fuoco continuo di novità, una dietro l’altra. Vi sentite già confusi? Niente paura, è del tutto normale. Erikson non spiega nulla: persone fanno cose, vanno in posti, fanno lunghi discorsi con altra gente a proposito di altre cose, usano oggetti come se fosse antani. Sta al lettore mettere assieme correttamente i pezzi del puzzle che vengono forniti, e pian piano capire chi è chi, cosa sta succedendo e quali saranno le conseguenze. Per chi ama la complessità ma odia essere trattato come un rimbambito, questa è la serie che vi farà comprare un quaderno apposta per prendere appunti. Altro aspetto da sottolineare è che, rispetto a Tolkien, Erikson è molto meno vincolato al folklore e alla mitologia nordeuropea; di conseguenza, anche ciò che non è inventato di sana pianta è comunque più fresco (e meno anglosassone) della media.

Nella migliore tradizione post-Tolkieniana, la serie si compone di dieci volumi:

  • I giardini della luna
  • La dimora fantasma
  • Memorie di ghiaccio
  • La casa delle catene
  • Maree di mezzanotte
  • I cacciatori di ossa
  • Venti di morte
  • I segugi dell’ombra
  • La polvere dei sogni
  • Il dio storpio

***

Come si diceva a inizio articolo, trovare qualcosa di simile a Il signore degli anelli che non sia una scopiazzatura senza arte né parte del lavoro di Tolkien è un’impresa. Robert Jordan sarebbe stato un candidato papabile, non fosse che la sua Ruota del Tempo dopo il terzo volume diventa una delle cose peggiori che io abbia mai letto in vita mia, un ammasso illeggibile di stronzate che mi è onestamente impossibile consigliarvi senza venire accusata di istigazione al suicidio. Stesso discorso per Terry Goodkind e La spada della verità, altro clone de Il signore degli anelli che prende ben presto il largo verso i suoi personalissimi lidi di delirio.

Se vi sentite coraggiosi, date loro una possibilità: ve ne pentirete amaramente, ve lo garantisco. Nel frattempo, vi do appuntamento alla fine di giugno con l’ultima puntata di Consigli Fantastici, dedicata a Nevernight. Fino ad allora, buona lettura!


Potete seguire le recensioni di Julius su Goodreads!

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