#Consigli Fantastici: Se ti è piaciuto Sei di Corvi, leggi…

Questo articolo, fa parte della serie #ConsigliFantastici, a opera di Julius.


Ci sono poche cose certe a questo mondo: la morte, le tasse e… sì, l’ennesima moda letteraria Young Adult. Negli ultimi anni si sono susseguite Suzanne Collins, Cassandra Clare, Sarah J. Maas e tante altre; da qualche tempo a questa parte è il turno di Leigh Bardugo, che con Sei di corvi nel 2019 ha creato un caso letterario anche sull’italico suolo. Visto il successo, Mondadori si sta affrettando a recuperare anche la Trilogia Grisha, roba che ormai ha praticamente dieci anni ma ehi, tra pochi mesi su Netflix esce la serie TV, vogliamo forse perdere questo treno?

Sei di corvi e il suo seguito, Il regno corrotto, sono spesso descritti come “Game of Thrones incontra Ocean’s Eleven”. Immaginate di prendere un Danny Ocean minorenne e piazzarlo in una simil-Amsterdam del XVII secolo, con una spruzzata di magia per contorno: ecco a voi Sei di corvi, una heist story da manuale ambientata tra pittoreschi bassifondi e fortezze inespugnabili, tra mercanti senza scrupoli, spie, cecchini e maghi elementali. Kaz Brekker, ladro diciassettenne dalla grande ambizione e dal passato misterioso, mette assieme una banda di fuorilegge per compiere un’impresa ai limiti del suicidio, che se avrà successo li renderà tutti ricchi e famosi; ovviamente non tutto va come previsto, e i nostri eroi si ritrovano presto a dover vendere cara la pelle.

Se le rocambolesche vicende di Kaz e soci vi hanno appassionato, aspettate solo di leggere…

1 Serie de I Bastardi Galantuomini di Scott Lynch
Se alla fredda e piovosa Amsterdam Ketterdam preferite una ridente simil-Venezia, questa è la serie che fa per voi! I Bastardi Galantuomini somiglia a Sei di corvi sotto ogni aspetto, dall’ambientazione al world building, dalla trama ai personaggi. Protagonista è Locke Lamora, orfanello con un talento innato per il furto e la truffa, che si fa le ossa crescendo nei bassifondi di Camorr (una Venezia tardo-medioevale spolverata di magia) fino a conquistare il comando di una banda di ladruncoli scalcagnati quanto lui. Spigliato e carismatico ma con dei lati oscuri, Locke ha grandi ambizioni, e per inseguirle trascinerà i suoi soci dritti in mezzo a un impiccio che minaccia di distruggere la città stessa – e ritorno, con una buona dose di prontezza di spirito. Se in Sei di corvi avete amato il lavoro di squadra, i piani perfettamente congegnati che vanno a farsi benedire, le corse contro il tempo, le esplosioni e i finali pieni di eroici sacrifici, adorerete questa serie perché spunta tutte queste caselle, e lo fa coi fuochi d’artificio. Al netto delle pur notevoli differenze tra le due storie, mi risulta molto difficile credere a Leigh Bardugo quando afferma di aver letto Gli inganni di Locke Lamora solo dopo aver terminato di scrivere Sei di corvi, tanto lo spirito di fondo delle due opere coincide.

Ma allora, I Bastardi Galantuomini è una lettura che non lascia nulla in più a chi è già fan del Grishaverse? Assolutamente no! I Bastardi Galantuomini è migliore di Sei di corvi innanzitutto perché è più divertente: la vena scanzonata e autoironica che pervade l’intero romanzo lo rende una lettura estremamente scorrevole, nel corso della quale vi troverete più di una volta a ridere a voce alta. Mentre Kaz è il prototipo del bel tenebroso, Locke si avvicina più al simpatico stronzetto a cui non dareste un soldo bucato, ma che sotto sotto ha cervello da vendere. Il suo punto di vista è cinico, sarcastico, a tratti inaffidabile, mai noioso. Parlando di personaggi in generale, tutti quelli de I Bastardi Galantuomini hanno una marcia in più rispetto alle loro controparti nel Grishaverse, che faticano ad affrancarsi dagli stereotipi su cui sono costruiti. L’eroe byroniano, la ragazza tosta con un passato di abusi, il monaco guerriero bacchettone con i dubbi morali… ognuno di loro è nella trama perché ha un ruolo specifico da giocare, e non se ne discosta granché. Ne I Bastardi Galantuomini invece, un nerd figlio di papà può essere anche un combattente formidabile, e nessuno batte ciglio né imbastisce intere, lagrimevoli sottotrame per giustificarlo. I personaggi sono il motore della trama, ma anche qualcosa in più; vi sfido a non trovare nell’amicizia tra Locke e Jean uno specchio perfetto di quello che condividete col vostro migliore amico.

In generale, Scott Lynch si attiene in maniera ammirevole alla regola d’oro di Twain:

The characters in a tale shall be so clearly defined that the reader can tell beforehand what each will do in a given emergency

I personaggi di una storia devono essere caratterizzati in maniera talmente chiara che il lettore possa indovinare cosa ciascuno di loro farà in una data situazione di emergenza.

C’è una linea sottile che separa un personaggio coerente da uno prevedibile, e Lynch cade quasi sempre dal lato giusto. Non si ha mai la sensazione di sapere già dove andremo a parare con decine di pagine di anticipo, ma tutto ciò che succede scaturisce naturalmente dai caratteri e dalle azioni dei personaggi, senza che l’autore forzi la mano verso una direzione o un’altra; un equilibrio estremamente importante per una serie che fa dei colpi di scena e delle svolte al cardiopalma uno dei suoi punti di forza.

La serie è una eptalogia in corso di scrittura, della quale in italiano sono stati pubblicati ad oggi i primi tre romanzi:

  • Gli inganni di Locke Lamora;
  • I pirati dell’oceano rosso;
  • La repubblica dei ladri;

Tuttavia Oscar Vault ha annunciato da poco l’intenzione di ripubblicare la serie, recuperando anche i romanzi finora inediti.


2 Il paese delle due lune di Guy Gavriel Kay
Rimaniamo in un’Italia fantastica con il secondo consiglio di oggi, un romanzo autoconclusivo che ha la mia età (sigh) ma che a differenza mia è invecchiato benissimo, grazie anche all’angolo insolito da cui Guy Gavriel Kay ha voluto approcciare il sempreverde tema del colpo di stato contro l’oppressore.

Il paese delle due lune somiglia a Sei di corvi in quanto la storia ruota attorno a un gruppetto di sovversivi, ribelli ed emarginati, e al loro piano per rovesciare non uno ma ben due despoti invasori allo stesso tempo, inducendoli con l’inganno a farsi fuori l’uno con l’altro. La squadra è eterogenea, guidata da un giovane principe pronto a tutto per assicurarsi la vittoria, e legata da un indissolubile vincolo di fratellanza. L’elemento fantastico è importante, ma non centrale: la storia si gioca infatti più sul piano degli intrighi di corte e degli equilibri politici, tra i quali i protagonisti dovranno destreggiarsi per mettere a segno il loro colpo. Non manca nemmeno la rivelazione finale, veramente inaspettata e azzeccata.

Il primo motivo per cui Il paese delle due lune è migliore di Sei di corvi è che parte da una premessa estremamente originale, che non ho ritrovato in nessun altro romanzo finora. I nostri eroi infatti non si battono per il trionfo del Bene sulle armate delle Tenebre, o per la gloria/i soldi, o per recuperare l’ennesima patacca elfica in grado di Salvare il MondoTM. In una simil-Italia medioevale chiamata la Penisola del Palmo, i protagonisti sono tra gli ultimi superstiti di una provincia di nome Tigana, rea di aver offerto un’indomita resistenza all’esercito invasore del tiranno Brandin e di aver ucciso il di lui figlio in battaglia; per tutta risposta, Brandin elimina dalla faccia della Terra la provincia assassina – letteralmente, dato che in questa ambientazione un sortilegio può cancellare un’intera regione dalla memoria e dalla storia del resto della nazione, come se non fosse mai esistita. Per tutti, Tigana ora è ed è sempre stata Bassa Corti, e solo chi vi è nato prima della sua sconfitta la ricorda e può parlarne, o anche solo udire il suo nome. Sta a un manipolo di questi irriducibili sconfiggere il re e spezzare così il sortilegio che condanna la loro madrepatria all’oblio eterno.

Il tema della cancellazione di una cultura attraverso la damnatio memoriae trova numerosi riscontri nella nostra stessa realtà storica, sia antica che moderna. Le vicende di Tigana potrebbero essere quelle di una qualsiasi colonia africana, e il principe Valentin un novello Akhenaton. Eliminare dall’ufficialità il passato di un popolo, la sua cultura, il suo stesso nome è stato storicamente uno dei mezzi più utilizzati per annientare intere nazioni dopo la loro conquista, dai tempi degli Assiri fino al nostro recente passato coloniale. La posta in gioco ne Il paese delle due lune non è quindi la generica vendetta personale per un passato di abusi e vessazioni, che va per la maggiore ovunque si voglia dare un sapore grimdark alla minestra (Sei di corvi compreso), ma un sentimento di amor patrio, un senso di appartenenza a una realtà nazionale ormai perduta che è un motivo al contempo più grande e meno esplorato, specie se parliamo di letteratura fantastica.

Qui come in altri frangenti, Kay utilizza una cornice fantastica per trattare temi che ci toccano anche molto da vicino, per creare personaggi che parlano di noi. Anche dove rasenta lo stereotipo, sia nella trama che nei personaggi, l’autore riesce comunque ad offrirci un conflitto – inter o intrapersonale – che mantiene viva la storia. In un romanzo che ha per climax lo scontro all’ultimo sangue tra due potentissimi stregoni, i momenti più struggenti sono quelli in cui al sentimento personale si contrappone il senso del dovere, e i personaggi sono costretti a compiere scelte che spezzano loro il cuore.

L’ambientazione è un altro indubbio punto di forza del romanzo. Oltre al sapore italiano tardo-medioevale, certamente meno stucchevole della sua ormai abusata controparte anglosassone, il mondo di Tigana riprende diversi elementi della tradizione mediterranea, come ad esempio i misteri dionisiaci o lo sposalizio del mare. Sono cose di cui è raro trovare traccia al di fuori dei romanzi prettamente storici, ma sono una maniera semplice ed efficace per sfaccettare un’ambientazione, darle tridimensionalità e verosimiglianza, senza dover perdere vent’anni per decidere se la lingua degli elfi che state inventando di sana pianta ha solo dittonghi discendenti o anche ascendenti. Molto spesso, e anche in Sei di corvi, l’autore non va molto al di là dell’onomastica e dei fenotipi per tratteggiare una cultura fantastica, forse per poco interesse nello sviluppare qualcosa che non sia strettamente funzionale alla trama, o magari per paura di fare il passo più lungo della gamba e venirsene fuori con delle emerite stronzate; Kay decide invece di appoggiarsi all’archeologia per aggiungere profondità alla sua storia, una scelta a mio parere vincente soprattutto se consideriamo che si tratta di un romanzo autoconclusivo.

E sempre a proposito di romanzi che viaggiano sul confine tra fantasia e realtà storica, andiamo al terzo consiglio odierno ovvero la…


3 Trilogia di Kushiel, di Jacqueline Carey
E chi ha già letto entrambe le serie a questo punto si starà chiedendo cosa ho bevuto, perché la Trilogia di Kushiel a prima vista ha davvero poco a che spartire con Sei di corvi. Cosa mai avrà in comune la storia di una banda di ladruncoli che tenta il colpo del secolo, con la storia di una prostituta BDSM d’alto bordo che sventa una cospirazione internazionale a colpi di patata?

La risposta è dedicata a coloro che nell’opera di Bardugo hanno amato più di ogni altra cosa la storia d’amore tra Nina e Matthias: la Trilogia di Kushiel somiglia a Sei di corvi perché Phedre e Joscelin diventeranno la vostra nuova OTP. Non scherzo.

La dinamica tra Phedre, escort e spia con una propensione per il masochismo, e la sua guardia del corpo Joscelin, monaco guerriero che trascorre le giornate a reprimere i propri sentimenti e fare le facce disgustate, ricalca alla perfezione quella tra la procace Nina e l’algido Matthias. Lei lo provoca, lui ostenta fastidio ma gli sanguina il naso peggio che al personaggio di un anime, si punzecchiano e nel mentre si mangiano con gli occhi, e avanti così tra frecciatine, allusioni sessuali e litigate che si risolverebbero in cinque minuti se solo uno dei due si calasse i pantaloni. In entrambi i casi, la tensione tra i due si gioca sul fatto che lui non riesce a venire a patti con la propria attrazione per una donna “indegna”, mentre lei non ci sta a venire giudicata e ostentatamente disprezzata da uno che vive con una scopa nel sedere. Perfino a livello estetico le due coppie potrebbero passare l’una per l’altra: lui, un atletico biondone dagli occhi chiari, perennemente imbronciato; lei, una bruna procace dagli occhi di un colore insolito, perennemente seminuda.

Le due serie hanno anche altri punti di contatto, ad esempio l’elemento delle spie e dei giochi di potere che in entrambi i casi gioca un ruolo importante, come pure le missioni da svolgere e i ruoli da interpretare. Si tratta però di due storie fondamentalmente diverse, la cui unica impressionante somiglianza è appunto la coppia di personaggi in oggetto. Se quindi non ne avete avuto abbastanza di Nina e Matthias e siete pronti al secondo round, non cercate oltre: la Trilogia di Kushiel è migliore di Sei di corvi nello sviluppare la sua storia d’amore problematica, anche solo per il peso che le dedica nell’economia generale del romanzo. Dal momento che Phedre è la protagonista assoluta delle 2500 (giuro) pagine complessive della trilogia, i suoi struggimenti d’amore da soli occupano lo spazio dell’intero Sei di corvi, e anche un po’ di più. Lei e Joscelin si odiano, poi si amano, si prendono, si mollano, si perdono e si ritrovano, il tutto raccontato dal punto di vista di lei; il fatto di seguirla passo passo da quando è bambina e per tutto il corso della storia risulta in un investimento emotivo molto maggiore di quello che ci potrà mai essere con Nina, e la cura con cui la prospettiva di Phedre è rappresentata vi farà emozionare per ogni bacio e soffrire per ogni separazione. In generale, la Trilogia di Kushiel è una storia che si prende il suo tempo per sviscerare nel dettaglio sentimenti, pensieri, parole, capi di vestiario, portate di ogni pranzo di gala, sfumature di colore delle tende e chi più ne ha più ne metta – e poi da capo, e giù lacrime di nuovo.

Anche in questo caso, l’ambientazione ha più cose in comune con un romanzo storico che con un fantasy vero e proprio. La Carey pesca a piene mani da culture, mitologie e tradizioni reali e le ripropone con minime modifiche nella sua Terre d’Ange, una Francia fantastica dove i discendenti degli angeli caduti camminano tra i mortali, il lusso più sfrenato va a braccetto con la decadenza e il sesso è una forma di servizio religioso. Poiché la protagonista è una schiava cresciuta come una prostituta sacra, il sesso è uno dei temi principali del romanzo, e non solo a chiacchiere e frecciatine tra innamorati: se Sei di corvi vi faceva troppo scuola media da questo punto di vista, la Trilogia di Kushiel – tra BDSM, voyeurismo e tette nude ovunque – è sicuramente più in zona spring break. Aggiungeteci un contorno di droga e rock’n’roll stile rococò, feste in costume, spionaggio, intrighi di corte, rapimenti e omicidi tra le lenzuola, ed avrete qualcosa di molto simile a “Game of Thrones incontra Memorie di una geisha”.

La trilogia si compone dei seguenti titoli:

  • Il dardo e la rosa;
  • La prescelta e l’erede;
  • La maschera e le tenebre;

Dovendo scegliere soltanto tre titoli per gli odierni Consigli Fantastici, ho dovuto escludere serie anche molto azzeccate come quella di Mistborn di Brandon Sanderson, o anche La prima legge di Joe Abercrombie, in base a una preferenza puramente personale. Se però non ve ne può fregare di meno di Nina e Matthias, oppure se tre soli titoli per voi non sono abbastanza, date loro una possibilità: non ve ne pentirete!

Il prossimo appuntamento con Consigli Fantastici è per il mese di maggio, quando parleremo nientemeno che de Il Signore degli Anelli e dei suoi degni eredi. Fino ad allora, buona lettura!


Potete seguire le recensioni di Julius su Goodreads!

2 Comments Add yours

  1. Ciao! Dopo aver letto la recensione ero curiosa di recuperare Il paese delle due lune ma in biblioteca è introvabile…per caso è già fuori edizione in Italia?

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  2. Julius says:

    Ciao! Che io sappia, purtroppo “Il paese delle due lune” ha avuto un’unica edizione italiana, di Sperling & Kupfer datata 1992. Pertanto, il cartaceo è praticamente introvabile ora come ora. Io l’avevo preso in prestito in biblioteca appunto, se la tua non ce l’ha disponibile forse puoi provare con il prestito interbibliotecario. Oppure, se hai un lettore ebook, si possono sempre trovare versioni “legali”.

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