Come fare il ‘cream tea’ (Devon vs Cornovaglia)

Il tè delle cinque è forse uno degli stereotipi più diffusi della cultura britannica, ma anche il più ingannevole. L’immagine più diffusa è quella delle alzatine trasbordanti di petit fur e piccoli sandwich dagli ingredienti bizzarri, accompagnate da set di teiera e tazzine con delicati decori floreali. Insomma, tutto bellissimo, fioritissimo, cetriolissimo. La realtà è un po’ più complicata; ci sono ben 3 tipi diversi di te, ognuno con le proprie peculiarità.

Quello che noi chiamiamo tè delle cinque, in inglese si chiama afternoon tea. Questa tradizione si è diffusa solamente nel ventesimo secolo e solo negli ambienti più altolocati, dove era consuetudine cenare tardi (ovvero alle 8, i nobili erano un po’ i meridionali del nord!). Per il resto della popolazione, l’afternoon tea è uno sfizio, riservato per le occasioni speciali, magari una o due volte l’anno – come per noi andare all’opera o fare la pasta fatta in casa.

In secondo luogo, se un britannico menziona “having tea” attorno alle cinque di pomeriggio, siate sicuri che nel 99% dei casi intende la cena (soprattutto se state parlando con qualcuno che viene dalle Midlands o dal nord dell’Inghilterra). Se un britannico vuole veramente bersi del tè, è più probabile che dica “having a cup of tea” o più semplicemente “a cuppa“. L’uso di tea in con il significato di cena deriva dall’espressione high tea, che indica il pasto consumato dalla classe lavoratrice una volta finito di lavorare, appunto attorno alle 5 di pomeriggio. Il pasto includeva sì il tè, ma accompagnato da del cibo più sostanzioso (carne, uova, formaggio).

C’è poi un terzo tipo di tea, forse meno conosciuto, ovvero il cream tea. Il cream tea è il più leggero dei tre tè (sebbene ti faccia comunque passare la fame per tre generazioni), e consiste esclusivamente di tè, uno o due scone, clotted cream e marmellata, generalmente alle fragole. E’ diffuso principalmente nel sud-ovest dell’Inghilterra e si dice provenga dalle regioni del Devon e della Cornovaglia.

Nel tentativo di integrarmi con la fauna locale, lo scorso weekend ho deciso di provare a fare il cream tea in casa. Un paio di precisazioni prima di cominciare con la mia versione riuscita male di Benedetta Parodi.

1. Quando fai gli scones te ne vengono fuori 6-8, si conservano benissimo in un tupperware e sono buoni anche freedi. Risultato: cream tea per il resto della settimana. Profit.

2. Ho girato due negozi in centro a Exeter per trovare la clotted cream e sono riuscita per caso ad appropriarmi dell’ultimo vasetto disponibile nel supermercato vicino a casa. Il che mi fa pensare che la clotted cream sia per gli abitanti del Devon quello che la carta igienica e la farina sono per gli essere umani normali.

3. Al quarto giorno di cream tea consecutivo abbiamo finito la clotted cream, che ora sappiamo essere un bene raro e introvabile, di conseguenza ho provato a fare una piccola ricerca su Google “how to make clotted cream at home“. Abbondano gli articoli con titoli promettenti come “Making your own clotted cream is super easy!” e “Make clotted cream at home in 3 easy steps”. Sappiate che questi articoli mentono. Per fare la clotted cream a casa ci vogliono ventordici ore e una vincita alla lotteria che vi permetta di pagare una bolletta dell’elettricità a quattro zeri. Se non vivete né in UK né vicino a un improbabile negozio di specialità britanniche, potete benissimo usare il burro, meglio se di quelli provenienti dal nord Europa (che di solito hanno una percentuale più alta di grassi). Non è esattamente la stessa cosa ma si avvicina abbastanza e non noterete alcuna differenza a livello di gusto.

Per fare gli scone, ho utilizzato questa ricetta di BBC GoodFood, che e il mio sito guru in quanto a ricette, soprattutto di dolci, tanto che mi sono pure comprata il libro. Pochi ingredienti, come piace a noi:

  • 350g farina con lievito (la regia mi dice che esiste in commercio in Italia, ma se non la trovate usate della farina normale e aggiungete alti due cucchiani di lievito)
  • 1 cucchiaino di lievito (o 3 se usate farina normale)
  • 1 pizzico di sale
  • 85g di burro, a cubetti, temperatura ambiente
  • 3 cucchiai di zucchero
  • 175 ml latte
  • 1 cucchiaino di aroma di vaniglia
  • 1 spicchio di limone, spremuto
  • 1 uovo sbattuto
  • 85g di uvette (facoltativo)
  • PER SERVIRE: clotted cream/burro e marmellata di fragole

Si inizia con gli ingredienti in polvere: farina, lievito e un pizzico di sale. Aggiungete i cubetti di burro e frizionate l’impasto finche non assume la consistenza del pangrattato. Aggiungete lo zucchero e, se volete, le uvette. Scaldate il latte in microonde per ~1 minuto (a seconda del microonde) finche non diventa tiepido e aggiungete il succo di uno spicchio di limone e l’aroma di vaniglia. Lasciate riposare un attimo e intanto preparate una teglia con della carta da forno.

Fate una piccola buca nella farina, aggiungete il latte e mescolate. Versate l’impasto sul piano di lavoro e lavoratelo un poco con della farina finché non è tutto ben amalgamato. Non lavoratelo troppo altrimenti vi escono dei mattoncini. Dovreste avere davanti a voi un panetto tondo, schiacciate delicatamente l’impasto di modo da creare un cerchio alto più o meno 4 cm. Usando uno stampino tondo o un bicchiere, fate delle rondelle di impasto; reimpastate se necessario. Vi dovrebbero uscire 6-8 scone. Spennellateli con l’uovo sbattuto e metteteli in forno a 220C (200C se ventilato) per 10-12 minuti. Tirateli fuori quando sono dorati.

Per servirli vanno tagliati a metà orizzontalmente e ognuna delle due metà va farcita con clotted cream/burro e marmellata. E qui sta la grande faida tra Devon e Cornovaglia: non solo le due contee si contendono i natali del cream tea, ma sono in disaccordo anche su come vadano farciti gli scone: in Cornovaglia si mette prima la marmellata e poi la clotted cream, in Devon prima la clotted cream e poi la marmellata.

Che i cornovagliesi (cornovaglioti?) mi perdonino, ma chiaramente secondo me i Devoniani hanno ragione: quando mai si è visto il burro sopra la marmellata? Il motivo è chiaro: la marmellata è umida e scivolosa e non dà l’adeguata trazione per spalmare il burro con soddisfazione. Forse l’intera Cornovaglia ci nasconde un segreto, ma fino a che questo segreto non verrà scoperto, rimango ferma nella mia posizione: clotted cream first.

Vi lascio con un fun fact: l’Universita di Cambrige (mica mia zia Pina) ha condotto un’indagine statistica sulla pronuncia della parola “scone”, dando cosi vita a “The Great Scone Map of the UK and Ireland“. Voi come lo pronunciate o lo pronuncereste? Io lo pronuncio come “gone” – che si dà il caso sia anche lo stato degli scone che ho fatto: spariti!

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