“Lacci”/”Ties” by Domenico Starnone

[Scroll down for my review in English 👇]

Appena ti sforzi di dire con chiarezza una cosa, ti accorgi che è chiara solo perché l’hai semplificata.

Una delle prime cose che ho pensato dopo aver finito la lettura di “Lacci” è che sarebbe bastato descriverlo come “l’autopsia di una coppia”. In realtà, però, il romanzo non si avvicina nemmeno lontanamente al processo freddo e analitico dell’autopsia. In realtà, “Lacci” è un calderone di emozioni che si intrecciano e sovrappongono senza ordine e spesso senza senso.

La premessa è semplice: Vanda e Aldo sono sposati, con due figli, ma un giorno Aldo prende una sbandata per una sua studentessa, Lidia, e lascia la famiglia. Le conseguenze sono a dir poco devastanti, e non solo nell’hic et nunc: tutta la famiglia si porterà dietro gli strascichi di questo avvenimento per anni a seguire. La narrazione di Starnone è senza veli e mette in luce la cruda caoticità di una vita condivisa, ma a fatica, della forza e dell’insensatezza dei sentimenti umani.

Sotto questo punto di vista, devo dire, è molto Ferrantiano. E non a caso, visto che Domenico Starnone è il marito di Anita Raja, traduttrice napoletana di origini polacche, nonché una delle principali “indiziate” del mistero Ferrante. I richiami alla Ferrante sono molti, sia per quanto riguarda i temi, ma soprattutto per quanto riguarda lo stile: molto raccontato ed estremamente introspettivo; perfino le singole scelte lessicali mi hanno ricordato la Ferrante.

A differenza della Ferrante, tuttavia, trovo che lo stile di Starnone manchi di quella asciuttezza che rende l’introspezione incisiva senza risultare pesante. Il romanzo tende ad essere un filo verboso, soprattutto verso la fine quando molti personaggi si dilungano i monologhi piuttosto sonnolenti.

A conti fatti, però, se vi è piaciuta la Ferrante, questo libro è super consigliato – anche perché se alla fine non vi piace ci avrete speso solo un paio d’ore.


“Ties” is the story of Vanda and Aldo’s married life. So far so good, except we know right from the start that Aldo has decided to leave the family to pursue a fling he had with one of his students. Every word spoken between the two of them after that sounds like a ticking bomb.

Starnone’s novel delves into the most painful and complicated aspects of human relationships, exploring – almost dissecting – every single emotion, however irrational or scary it may be. Reality is presented in its most chaotic and crude state and Starnone never tries to make it all fit together or serve an underlying message. The only underlying message is that there is no sense.

For this reason, I found the novel to be very Ferrantesque in its raw approach to human emotions and personal relationships. Even his style, down to the choice of specific words, reminded me quite a lot of Elena Ferrante’s My Brilliant Friend. That does not come as a surprise as Starnone is the husband of Anna Raja, a Neapolitan translator who is believed to be the writer behind Elena Ferrante. However, I did find Starnone’s style to be slightly more verbose an distinctly less to-the-point than Ferrante’s – especially towards the end where you just end up reading monologue after monologue after monologue.

All in all, if you liked Elena Ferrante, I would definitely recommend to give this one a go – it’s gripping, clever and overall a great read.

The novel was translated into English by Pulitzer Prize-winning author Jhumpa Lahiri, and published by Europa Editions. You can read an excerpt on their website.

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