Le 3 letture peggiori del 2018

Generalmente alla fine di un anno di letture mi piace riflettere su quali siano state le più grandi sorprese letterarie, e quali le più grandi delusioni. L’anno scorso i due titoli in cima alle due liste erano rispettivamente: A che punto è la notte di Fruttero & Lucentini (capolavoro Santamaria sposami) e Abito di piume di Banana Yoshimoto (dopo Kitchen, tutto in discesa). Quest’anno, mentre per le sorprese letterarie mi riservo di aspettare ancora un paio di giorni (si sa, le vacanze di Natale sono fatte per i mega recuperi col libro nascosto sotto il tavolo del cenone), per quanto riguarda la categoria Grandi Delusioni, Salvatore Aranzulla chiudi l’inderne, abbiamo già i vincitori.

Molti sono i fattori che hanno contribuito alla scelta, ma di certo la delusione è uno dei maggiori. Se ho zero aspettative per un libro e il libro non mi piace, non ho problemi ad abbandonarlo senza rancori, nemici come prima. E’ quando ho molte aspettative, quando voglio a tutti i costi che un libro mi piaccia, che inizia l’incubo del Libro Brutto. Perché di fatto di libri oggettivamente brutti che ne sono a bizzeffe, non è quello il punto, ma i veri Libri Brutti sono quelli che, per un motivo o per un altro, vengono osannati come delle opere d’arte e poi finiscono per rivelarsi delle scoregge. Un secondo fattore che per me influisce moltissimo è la traduzione, se leggo il libro tradotto in italiano. Chiamatela deformazione personale, ma a me le traduzioni fatte male urtano l’anima. In alcuni casi posso anche passarci sopra (la traduzione di Eleanor Oliphant sta benissimo mi ha fatto piangere in più punti, ma il libro di per sé era molto bello), ma se la traduzione brutta è un addendum a un libro già brutto, allora la combo si trasforma in un biglietto sola andata per la Pila della Vergogna.

3 Al terzo posto in questa Pila infame, quest’anno per me si trova La bella burocrate di Helen Phillips, edito Safarà Editore. Di questo libro non ho foto perché l’ho acquistato e letto mesi fa, e nel frattempo l’ho anche scambiato. Il romanzo vuole essere una distopia in cui la burocrazia ha preso il controllo della vita umana – una bella idea, per carità, ma in realtà il risultato è molto vago e insulso. Persino il colpo di scena finale, seppur un po’ più sorprendente del resto, lascia il tempo che trova.

Di questo libro mi rimane la confusione più totale riguardante la trama: prima non succede nulla per metà libro, poi nelle ultime 20 pagine succede il finimondo e alla fine non si capisce nulla. Mi rimane anche nel cuore forse uno dei peggiori calchi che io abbia mai letto in un libro tradotto, rivisto e approvato da una casa editrice seria: “flight of stairs” (rampa di scale), tradotto come “volo di gradini”. Ma volo dove?

[Mini appello alle case editrici, soprattutto se piccoline: solo perché vostro cuggino Gianfranco ha vissuto per un periodo negli Stati Uniti non vuol dire che sappia tradurre. Io una volta ho sturato il telefono della doccia ma non per questo mi credo idraulico.]

2 Al secondo posto, è lui o non è lui, certo che è lui, How to Stop Time di Matt Haig, edito da Canon Books e portato in Italia dalle edizioni e/o. E’ un libro su cui vi ho già ammorbato a sufficienza sia su Instagram sia qui con una bella #GrinchReview la settimana scorsa, ma vale sempre la pena menzionarlo per sfogare un po’ dell’ira cocente che mi suscita questo libro.

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Di questo libro mi rimane l’amaro in bocca. Dico così perché ci avevo riposto veramente tante speranze. Oltre a essere vaghissimo è anche a tratti irritante e sconclusionato. Paradossalmente di questo libro penso che la traduzione sia ben fatta (Silvia Castoldi è molto brava), però io ho avuto la gran sfortuna di leggerlo in originale. Per ulteriori dettagli rimando al post relativo.

1 La medaglia d’oro del 2018 se la aggiudica Va’, metti una sentinella di Harper Lee, edito in Italia da Feltrinelli. Pubblicato nel 2015 come seguito de Il buio oltre la siepe (una delle mie letture preferite del 2018, nonché uno dei miei libri preferiti di sempre), questo sequel si è poi rivelato essere il manoscritto originale del famoso romanzo, pubblicato forse anche con mezzi non proprio onestissimi dall’avvocata di Lee, la quale al tempo era inferma sia fisicamente che mentalmente. Una storia tristissima, insomma, che quindi non giova alla reputazione del libro. Secondo grande scandalo legato al libro è stata la rivelazione, in questa prima stesura, del fatto che Atticus Finch – che per gli scorsi 50 anni è stato considerato nell’ideologia americana come fulgido esempio di progressismo e anti-razzismo – in realtà si scopre essere un suprematista bianco.

Tutto il libro infatti ruota attorno al conflitto interiore di Scout che, tornata a Maycombe per un breve periodo di tempo, deve fare i conti con una realtà familiare (a cui è legata a doppio filo anche la sua infanzia) molto più ottusa, conservatrice e razzista di quanto lei si ricordava. Scout vive quindi una spaccatura tra la sua identità familiare e la sua identità personale, che ha sviluppato vivendo nell’America progressista. Il suo è un tentativo di rispondere alla domanda: come faccio io a essere progressista, se in realtà vengo da una famiglia di ottusi conservatori? Che influenza hanno le mie radici sulla persona che sono ora? Il nucleo fondante del romanzo, quindi, è in realtà molto interessante. La realizzazione, però è un altro paio di maniche.

Questo libro è infatti il manoscritto originale, non editato. E contrariamente al mito un po’ buonista del fuoco poetico che da solo sufficit alla riuscita di un’opera, purtroppo questo spesso e volentieri non corrisponde alla realtà. Prima di vedere la stampa, un’opera letteraria che si rispetti va incontro a millemila rimaneggiamenti, correzioni, riscritture, talvolta più invasive talvolta meno, da parte di editor, correttori di bozze, e chi più ne ha più ne metta. Infatti Il buio oltre la siepe non assomiglia minimamente a Va’, metti una sentinella… e per fortuna, oserei dire! Questo secondo romanzo è difatti – come si poteva sospettare – molto acerbo sia nella forma che nei contenuti. La narrazione è molto spesso confusa, con salti temporali non segnalati, e soprattutto all’inizio sembra che la storia non abbia né capo né coda. Verso la fine, quando il tema del romanzo è più chiaro, però, la narratrice si perde spesso e volentieri in divagazioni noiosissime che dovrebbero fungere a metafora del suo conflitto interiore, ma che finiscono solo per risultare mattoni indigeribili. Il personaggio di Scout è abbastanza solido, mentre tutti gli altri sono ancora abbozzati, sebbene si possa intravedere quella scintilla di brillante caratterizzazione che invece è uno dei pregi maggiori de Il buio oltre la siepe.

Inoltre, questo libro ha la doppia onorificenza di essere sia la Grande Delusione che la Traduzione di Merda dell’anno; insomma nelle immortali parole di Elettra Lamborgini: pem pem! Questo doppio laureo poetico dello schifo gli deriva dall’essere un opera in primis scritta male, come ho già spiegato, e in secondo luogo, pure tradotta in gran fretta (da Vincenzo Mantovani, tra l’altro uno dei traduttori “più quotati” al momento). E si sa, il traduttore frettoloso fa le traduzioni cieche. Circa. Oltre ai miei odiatissimi calchi (tra cui un folgorante “strada sassosa” per “rocky road”, ovvero, l’ardua via, la strada meno battuta), la traduzione presenta anche uno stile molto farraginoso, estremamente attaccato alla lingua inglese, e una resa eccessivamente pedante di tutti gli elementi culturali cosiddetti “intraducibili”. Insomma, un risultato ben poco godibile.

In conclusione, se già il romanzo di per sé aveva toccato il fondo, la traduzione italiana si è rimboccata le mani e ha iniziato a scavare.

Eccoci quindi giunti al termine di questa classifica. Ora che mi sono tolta questi sassolini dalla scarpa, è ora di augurare a tutti voi buone feste, o per lo meno delle feste tollerabili. Se state ancora cercando dei regali last-minute, vi ricordo i miei 5 consigli per il Natale 2018. E non dimenticatevi il libro/l’ereader quando andate a prendere il caffè da zia Pina che poi come l’anno scorso ve ne pentite.

Noi ci si rivede giovedì 27 con le mie 5 letture preferite del 2018, questa volta in inglese to keep you guessing (piano editoriale coerente, chi era costui?).

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