Perché ho abbandonato un libro che mi sta piacendo

Se ami qualcuno lascialo libero, o almeno così dice il saggio. Però con questo di saggio, non è proprio così.

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Se mi seguite su Instagram (no, non è pubblicità, giuro giurissimo) sarete già a conoscenza della mia battaglia donchisciottesca contro la saggistica. Dico donchisciottesca, perché la fine forse dovevo un po’ aspettarmela, ma cominciamo dall’inizio: da circa un mese sto cercando di leggere Sapiens: Da animali a dèi, di Yuval Noah Harari. Fin qui nulla di strano, ho pure fatto svariati post e storie a riguardo, anche un po’ per esortarmi a leggerlo. Solo che è durato poco. Lo scorso fine settimana sono arrivata metà libro (250 pagine) e… non sono più andata avanti.

Magari è solo un po’ di blocco del lettore, ho pensato. Magari sono stressata perché sto leggendo molto per la tesi e ho bisogno di prendermi una pausa dalla lettura. La verità – che mi pare chiara ora, ma che sotto sotto sapevo già giorni fa – è che in realtà non è che non mi vada di leggere. Solo non mi va di leggere Harari

Processed with VSCO with f2 presetE qual è il problema?, vi starete chiedendo. Passa ad altro. Il problema però non è così semplice, ci sono due questioni di fondo. In primo luogo, mi ero promessa di leggere almeno un saggio al mese. Era anzi una delle regole che mi ero posta prima di aprire il mio profilo bookstagram e questo blog. E ad ogni modo, in realtà io voglio veramente leggere più saggistica, perché penso sia importante informarsi sugli argomenti che ci interessano. Certo, la lettura è prima di tutto intrattenimento, ma chi ha detto che non possa essere anche istruttiva? Non sto dicendo che la narrativa non sia istruttiva, ma di certo la saggistica combina in modo ottimale informazione e intrattenimento e permette di avere una comprensione migliore del mondo in cui viviamo. Ed è proprio questo ciò che voglio: voglio poter menzionare en passant come l’homo sapiens si sia distinto dagli altri ominidi per la sua capacità di collaborare in grandi numeri o come sia stato in realtà il frumento ad addomesticare noi e non il contrario. Ecco perché mi ero ripromessa di leggere più saggistica, e vorrei mantenere questa promessa.

In secondo luogo – ed è questo che mi dà più fastidio – in realtà a me Harari sta piacendo moltissimo. Okay, magari sono arrivata a una parte (sui soldi e il potere) che sto trovando un po’ noiosetta e magari lo stile e lo sviluppo argomentativo dopo 200 pagine diventano ripetitivi. Ma accidenti, è Harari! Una delle menti più brillanti della nostra generazione! Basti pensare che le prime 250 pagine di questo libro mi hanno insegnato più cose e mi hanno fatto pensare e riflettere più spesso di 5 anni di liceo! No, okay, magai non è proprio vero, ma siamo lì lì. Questo saggio non è di certo perfetto, ma è un’ottima lettura: è molto digeribile, completo e convincente e ha un’ottimo equilibrio tra esempi e visione d’insieme. E’ il saggio perfetto per chi voglia avvicinarsi alla saggistica. Almeno su carta (d’altro canto, è un libro!).

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Quindi perché ho deciso di abbandonarlo? Beh, la lettura, come ogni altro hobby, è un’opinione (a meno che il vostro hobby non sia la matematica!). Voglio dire che anche se ci sono tutte le premesse giuste, alle volte semplicemente non va. Lo scorso fine settimana mi sono sforzata di leggere qualcosa che non volevo leggere e ho finito per evitare la lettura in toto. La mia ostinazione nel mantenere una promessa ha fatto sì che un hobby si trasformasse in un impegno, cosa che voglio evitare a tutti i costi. Difatti, non appena ho iniziato il prossimo libro che volevo leggere (The Sense of an Ending di Julian Barnes) quel sentimento di oppressione è svanito. Ho letto 45 pagine in un batter d’occhio.

Certo, penso che sforzarsi per fare cose difficili o a cui non siamo abituati sia in realtà molto positivo e anzi, un ottimo modo per crescere. Però se questo sforzo finisce per farti vivere con l’ansia da prestazione pure per i tuoi hobby, allora no, dai, grazie. Come avessi accettato.

Ho infranto la mia promessa? Nì. Da un lato non ho effettivamente letto un saggio a ottobre, come mi ero ripromessa di fare. D’altro lato, però, ho imparato un paio di cose utili:

a) Anche se faccio un po’ fatica a leggerla, la saggistica mi piace comunque moltissimo! Evviva! Quindi continuerò a prendere in prestito almeno un saggio al mese e a provare a leggerlo. Il che ci porta alla seconda considerazione:

b) Devo semplicemente trovare un equilibrio. Magari dovevo scegliere un volume più sottile per cominciare, o dedicarci più tempo. Qui si va a tentativi, devo darmi un po’ di tempo e non demoralizzarmi se ci sono imprevisti per la strada.

Mettiamola così: non è una vero e proprio abbandono. Mi fermo un attimo a prendere fiato. Non sei tu, sono io. Scuse a parte, in realtà la mia biblioteca ha da pochissimo acquistato Sapiens (il volume che stavo leggendo io era un prestito interbibliotecario) quindi spero di trovarlo lì sulla mensola quando tornerò dal Regno Unito, così posso provarci di nuovo. Ci si vede dall’altra parte, Sapiens, tornerò a prenderti!

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